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Chiude il convento culla del Rinascimento

La Verità, 26 gennaio 2018

di Marco Vannini

I quotidiani fiorentini del 25 gennaio hanno in bella evidenza due notizie: la prevista chiusura del convento domenicano di San Marco e l’arresto di una banda di delinquenti nordafricani, che in una sola notte hanno messo a segno nove rapine, con brutale violenza ai danni delle vittime. Le due notizie si riferiscono a fatti certamente diversi, ma in realtà tenuti insieme da un robusto filo, tanto storico quanto logico. Partiamo dal primo fatto. Tutti sanno cosa sia il convento di san Marco a Firenze. È il luogo, nella immediata prossimità del palazzo dei Medici, dove è nato il Rinascimento: vi hanno abitato o l’hanno frequentato personaggi come il Beato Angelico, Sant’ Antonino, Giovanni Pico della Mirandola, Michelangelo, San Filippo Neri; vi si è consumata la l’esperienza eccezionale di Gerolamo Savonarola.

Salviamo San Marco!

Il Sole-24 Ore, 21 gennaio 2018

di Marco Vannini

Si è diffusa la notizia che il governo dell'Ordine Domenicano ha decretato la chiusura del Convento di San Marco di Firenze, ponendo fine ad alcune attività prestigiose che vi si svolgevano al suo interno. Una decisione di tale gravità si era già affacciata all'orizzonte nel 2013. Ma allora il pericolo era stato scongiurato dalle petizioni inviate alla massima autorità dell'Ordine, e grazie a un intervento, discreto ma efficace, dell'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, che chiese al Maestro dell'Ordine di sospendere la decisione fin tanto che fosse durata la causa di Beatificazione di Giorgio La Pira, dati i legami che il professore ha sempre tenuto con il Convento di San Marco, la cui Basilica conserva attualmente le sue spoglie. Ma il Capitolo Provinciale domenicano tenutosi nel mese di luglio scorso, non tenendo più conto di tale pregressa decisione, ha ribadito fermamente la volontà di sopprimere il convento di San Marco. Inoltre, insieme alla morte della comunità di San Marco, punto di riferimento per la spiritualità, la storia e la cultura di Firenze, è stata decretata anche la fine di attività di particolare interesse culturale: la Biblioteca di Spiritualità Arrigo Levasti e la «Rivista di Ascetica e Mistica».

Sulla falsa unità delle tre religioni monoteiste

La Verità, 3 gennaio 2018

di Marco Vannini

Una delle cause più rilevanti dell’attuale banalizzazione del cattolicesimo è l’affermazione della unità delle tre religioni monoteistiche, ebraismo, cristianesimo, islam, in quanto professanti la fede nel medesimo Dio. Questa affermazione è un completo stravolgimento della realtà, possibile solo a un cristianesimo che ha perduto il suo specifico, che è quello della umanità di Dio. Come scriveva Simone Weil, se si pensa a un Dio dotato degli attributi della potenza, si tratta di Jahvè o di Allah, divinità naturali, non soprannaturali. Ricordando poi come nella grecità fosse possibile chiamare Zeus non solo “padre dei supplici”, ma addirittura supplice egli stesso, rilevava come sia assolutamente impossibile pensare a Jahvè supplice, o ad Allah supplice. Divinità della forza, Signori degli eserciti, “che mandano i beni ed i mali”, che non hanno niente a che fare col Dio del Vangelo, dal quale vengono solo beni e che, come il sole, splende ugualmente sui giusti e sugli ingiusti.

L'eclisse dello spirito

La Verità, 28 dicembre 2017

di Marco Vannini

Una assenza terribile grava, da tempo, sulla nostra società, che, ahimè, di tale assenza non ha neppure sentore: l’assenza dello spirito. La stessa parola “spirito” è rimasta infatti solo per significati senza importanza, come “battuta di spirito” e simili, oppure come sinonimo di anima. La profonda differenza tra anima (oggi si dice psiche) e spirito è assolutamente perduta, e questo significa, semplicemente e drammaticamente, che non si ha più esperienza della vera essenza dell’uomo. La cultura attuale pensa infatti l’essere umano solo nei termini di corpo e di psiche, ignorando il suo terzo e fondamentale elemento, che l’antropologia antica, classica e cristiana, conosceva invece bene: lo spirito, appunto.

Guida alla scoperta dello yoga occidentale

La Verità, 11 novembre 2017

di Marco Vannini

Il fascino dell’Oriente è ormai un fenomeno ben radicato nella nostra società, a tutti i livelli, da quelli più banali delle diete, delle ginnastiche, dei corsi di meditazione, a quelli più seri della ricerca spirituale. Considerare tutto ciò soltanto una moda, una forma del moderno consumismo, è una spiegazione inadeguata: in realtà si cerca in Oriente, nelle sue filosofie e religioni – induismo, buddhismo, taoismo, ecc. – quello che non si trova in Occidente, e di cui c’è un bisogno assoluto perché – ci si perdoni il gioco di parole – è il bisogno dell’Assoluto, comunque lo si voglia chiamare: Dio, verità, luce, beatitudine.

Dante cataro? Una tesi ardita e paradossale

L'Osservatore Romano, 1 dicembre 2016

di Marco Vannini

Nel cuore di Firenze, a pochi passi da Santa Maria Novella, al centro di una piazzetta una croce in pietra ricorda lo scontro armato lì avvenuto nel 1244 tra cattolici e catari. Catari erano infatti presenti nella città sull’Arno in una proporzione che l’inquisitore domenicano Raniero Sacconi, che scrive in quegli anni la sua Summa de catharis, stima un terzo della popolazione, particolarmente nelle classi colte e nobili. Catare erano molte famiglie illustri, come i Nerli; cataro era Farinata degli Uberti che, morto nel 1264, fu condannato come eretico nel 1283 e la sua bara bruciata pubblicamente, mentre i beni di figli e nipoti venivano confiscati, dal momento che un crimine così orrendo come l’eresia andava punito non solum in vivos sed etiam in mortuos et etiam in heredes, come suonava appunto la legge inquisitoriale.

Il disagio dei monoteismi

L'Osservatore Romano, 26 aprile 2016

di Marco Vannini

Jan Assmann, Il disagio dei monoteismi. Sentieri teorici e autobiografici, Morcelliana, Brescia 2016, pag 112, euro 11,00.

Già nel 2003 l’allora cardinale Joseph Ratzinger si confrontava con le tesi di Jan Assmann, egittologo di fama internazionale e teorico della cultura e della religione, discutendole criticamente, ma riconoscendone anche quella importanza che appare in piena evidenza oggi, nel momento in cui è in atto su di esse una grossa discussione.

Meccaniche divine

L'Osservatore Romano, supplemento "Donne, Chiesa, Mondo", gennaio 2016

di Marco Vannini

Una diffusa opinione vuole che l’amicizia tra uomo e donna non sia possibile se non intercorre (o non sia intercorsa) tra loro anche una relazione sessuale. Un’amicizia solo spirituale sarebbe dunque qualcosa di artificioso, di ingannevole prima di tutto nei confronti di se stessi. Questa opinione presuppone che la pienezza dell’amore tra uomo e donna si manifesti nel rapporto sessuale, verso il quale tenderebbe inesorabilmente l’amore stesso come a suo compimento, e, in questo senso l’amicizia sarebbe solo una fase inferiore, più povera e modesta.

Ateismo formato gadget

Avvenire, 24 aprile 2015.

di Marco Vannini

Lorella Congiunti, Ateismo ateo. La negazione di Dio dopo-oltre l’ateismo, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (NO) 2015, pp. 106, euro 10,00.

L’Autrice, che insegna Filosofia della Natura alla Pontificia Università Urbaniana, di cui è anche vicerettore, esamina in questo libro le forme di ateismo tipiche della cosiddetta post-modernità, ovvero del nostro tempo. In effetti - nota nella Premessa - esso non sembra caratterizzato in primo luogo da ateismo, dal momento che il relativismo, il nichilismo, la società liquida, sembrano generare con maggiore facilità le idolatrie, i paganesimi, i sincretismi, nonché forme diverse di religiosità prive di ogni tratto razionale. Torna in mente a questo proposito la vecchia ma sempre valida battuta di Chesterton: quando si smette di credere in Dio si comincia a credere in qualsiasi cosa. Resta comunque vero che, di fatto, nel nostro tempo l’ateismo ha una fortissima presenza a tutti i livelli, a cominciare da quello del linguaggio comune, e in tutti i massmedia, nella pubblicistica, nella editoria, e soprattutto nella rete.

L'uovo di Ildegarda

L'Osservatore Romano, supplemento "Donne, Chiesa, Mondo" di aprile 2015

di Marco Vannini

L'uovo di Ildegarda. Macrocosmo e microcosmo nella visione ecologica della profetessa del Reno

La monaca benedettina tedesca Ildegarda di Bingen (1098-1179) è uno dei personaggi più significativi della storia medievale. Ebbe infatti un ruolo importante nella vita non solo religiosa, ma anche politica del suo tempo, in rapporto con vescovi e papi, con san Bernardo di Chiaravalle, con l’imperatore Federico I Barbarossa, prendendo parte attiva nelle dispute tra chiesa e impero, come pure nella lotta all’eresia catara.

Temperamento mistico, visionario, fino a meritarsi l’appellativo di “profetessa del Reno”, fu dotata di una cultura enciclopedica, che andava dalla teologia alla musica, dalla botanica alla anatomia e alla fisiologia, fino alla cura del corpo ed alla alimentazione, tanto che oggi la sua riscoperta da parte del grande pubblico si deve, spesso, proprio a questa sua competenza, che con termine attuale definiremmo “nutrizionista”.

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