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Nobiltà

Nobiltà

“Chi è degno di grandi cose, è uomo nobile”, scrive Aristotele.

Dovendo parlare di dignità, è bene parlarne per così dire nel suo grado più alto, nella persuasione, come dice Platone nella Repubblica, che le cose si vedano meglio quando sono più grandi, e che da esse sia poi più facile comprenderne anche il grado più piccolo. Ho scelto perciò il termine nobiltà, nel suo senso morale, spirituale, che è quello appunto che Aristotele indica col termine megalopsichìa (alla lettera: anima grande, reso in latino e poi in italiano con magnanimità).

Il “Cristo implicito” di Sebastian Franck

Il “Cristo implicito” di Sebastian Franck, in <Rivista di Ascetica e Mistica>, 2, 2010, pp. 347-366.

Sebastian Franck e l'eterno paradosso del cristianesimo

Sebastian Franck e l'eterno paradosso del cristianesimo, in <La società degli individui> 34, 2009/1, pp. 11-24.

La visione di Dio nella mistica speculativa

La visione di Dio nella mistica speculativa , in :<Servitium>, n. 169, gennaio-febbraio 2007, pp. 43-50.

Perché visione? Perché nella cultura occidentale il vedere è l’atto precipuo del conoscere.

Mentre nel mondo ebraico-islamico la conoscenza segue la modalità dell’ascolto, dato che è una conoscenza fatta di dipendenza dall’oggetto, ove quest’oggetto è soprattutto Dio – dunque una conoscenza che è sostanzialmente obbedienza, e la rappresentazione di Dio è perciò affidata alla parola, non all’immagine, che è, anzi, severamente vietata –, il mondo greco lega invece il conoscere al vedere (eîdon, io vidi, oîda , io so), per cui anche il concetto è pensato come visione interiore ( eîdos, idéa).

Meister Eckhart e la Bhagavadgītā

Meister Eckhart e la Bhagavadgītā, in: <Rivista di Ascetica e Mistica>, 2, 2004, pp. 315-331.

L'universalismo mistico di Simone Weil

L'universalismo mistico di Simone Weil, in: <Rivista di Ascetica e Mistica>, 6/ 2003, pp. 405-422. Anche in: <Etica & Politica / Ethics & Politics>, VIII, 2006, 2, pp. 75-88.

Di famiglia ebrea ma educata nell’agnosticismo, Simone Weil scoprì autonomamente, guidata solo dalla passione della verità e dall’onestà della ricerca intellettuale, il patrimonio spirituale delle grandi religioni: del cristianesimo, innanzitutto, nel cui àmbito si era formata culturalmente, ma poi anche del buddismo, e soprattutto dell’induismo. A partire dal 1941 intraprese infatti anche lo studio del sanscrito, tentando traduzioni della Bhagavad-Gita e delle Upanishad, le cui citazioni divengono sempre più frequenti nei Quaderni

Au-delà de Platon et de Bouddha: la Theologia Deutsch

Au-delà de Platon et de Bouddha: la Theologia Deutsch, in: <Revue des sciences religieuses> 75, 4 (2001), pp. 563-571.

La postérité de Tauler: la Théologie allemande, Luther et les autres

La postérité de Tauler: la Théologie allemande, Luther et les autres, in <La vie spirituelle>, 2001, 81 année, n. 738, pp. 115-132.

L'esperienza dello spirito: cristianesimo e universalismo

L'esperienza dello spirito: cristianesimo e universalismo , in: <Rivista di Ascetica e Mistica>, 3/1999, pp. 401-412.

Che cos'è la verità?

Marco Vannini

Da Sulla verità , Paradosso – quadrimestrale di filosofia – numero 2-3/1997 - Il Poligrafo casa editrice s.r.l.

La domanda è un po' vecchia, non solo nel senso che appartiene all'essenza stessa del pensare, ma in quanto fu rivolta da Pilato a Gesù (Gv 18, 38), dopo che questi aveva affermato di essere venuto al mondo per rendere testimonianza alla verità per cui «chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv 18, 37).

L'evangelista non riporta la risposta di Gesù, ma è probabile che questa risposta non sia proprio stata pronunciata — del resto era stata data in anticipo, quando Gesù stesso aveva affermato: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6), enunciando così, come direbbe Hegel, il concetto più elevato del mondo moderno e della sua religione: che la sostanza è essenzialmente soggetto, e che, dunque, l'Assoluto è spirito, dovendosi considerare la verità non come sostanza, quanto piuttosto come soggetto.

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