Se oggi sono gli atei gli autentici credenti

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Armando Torno, in: <Il Sole-24 Ore>, domenica 26 maggio 2019.


Nella quarta parte di Così parlò Zarathustra, Nietzsche parla dell’ultimo papa. Il pontefice è descritto nel capitolo “A riposo”. Per il filosofo tedesco Dio è morto; la sua fine era inevitabile, dopo che «divenne vecchio e molle e fragile e compassionevole». Un giorno, a causa di tutto questo, «soffocò».

Si sono riempite intere biblioteche sulla morte di Dio e su Nietzsche, tuttavia chi scrive ama ricordare un libro del 2015 di Marco Vannini, una finzione letteraria e non una cronistoria vaticana, intitolato All’ultimo papa (lo pubblicò Il Saggiatore). Uscì dopo le dimissioni di Benedetto XVI e, appunto, in esso si ricordava Zarathustra dialogante con il vicario di Cristo in quiescenza. Il discorso del pontefice partiva dalla frase «Dio è spirito», che si legge nel vangelo di Giovanni. Vannini la collegò a quanto aveva detto papa Ratzinger nel discorso di Ratisbona il 12 settembre 2006: «Dio è logos». È anch'essa di Giovanni.

Allontaniamoci dalle citazioni e dal discorso (che turbò le anime candide perché il papa aveva citato l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, ben informato sulla guerra santa); rivolgiamo piuttosto l’attenzione a Marco Vannini. Di lui possiamo dire che per tutta la vita ha inseguito Meister Eckhart e la sua cerchia. Già, Eckhart: ha cominciato a tradurre le Opere tedesche di questo renano, vissuto tra il 1260 e il 1328, nella collana dei classici della filosofia, diretta allora da Mario Dal Pra per la compianta editrice La Nuova Italia. Correva il 1982 e sino a quel momento nessun editore voleva pubblicare il mistico fastidioso. I cattolici non riuscivano a dimenticare la condanna, i laici avvertivano il puzzo spiritualista che emanava, sensazione che allora era tradotta con “antimarxista”. Erano gli anni in cui Alberto Moravia sosteneva che per capire il mondo contemporaneo erano indispensabili psicoanalisi e marxismo. Eckhart fu sdoganato da questo libro e, soprattutto, dal volume dei Sermoni tedeschi pubblicato da Adelphi nel 1985, anch’esso curato da Vannini.

Due suoi libri che gli sono cari? Confidò in un incontro: Storia della mistica occidentale (Le Lettere 2012) e Prego Dio che mi liberi da Dio (Bompiani 2010). Un saggio, quest’ultimo, in cui Vannini nota tra l'altro che oggi i veri credenti sono gli atei, e che i laici portano avanti ragioni dimenticate dai chierici.

Ora sta per partire una rivista semestrale da lui diretta: si chiamerà Mistica e filosofia e uscirà prima dell’estate. Vannini inoltre dirige due collane di testi religiosi: Il tesoro nascosto (Le Lettere) e La Lucerna (Lorenzo de’ Medici Press). In quest’ultima sono appena usciti di Meister Eckhart Il nulla divino (una serie di testi antipoetici del mistico o della sua cerchia sulla tematica di Dio inteso al di là di ogni determinazione, pensabile appunto solo come nulla) e il Vademecum di Roberto Boldrini, uno studioso vivente di filosofia indiana e cristiana.

Vannini ha ora pubblicato Mistica, psicologia, teologia. Un saggio che è un tentativo di «liberarsi da una cappa opprimente di due discipline che fanno da padrone e che insieme non colgono l’essenziale», salvato invece dalla mistica. Di chi sta parlando? Della psicologia e della teologia. Oltre riflessioni su Eraclito e Nietzsche, l'autore guida di queste pagine è Coomaraswamy, maestro delle tradizioni occidentale e orientale. Il quale sostiene che vi sono due europei in grado di reggere il paragone con la grande tradizione filosofica dell’India: Meister Eckhart e Dante. Sia chiaro: il Dante del Paradiso, quello che non si studia bene a scuola. E che infastidisce i politicamente corretti.