Madonna da best-seller

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di Lucetta Scaraffia, in: <Il Sole-24 Ore>, domenica 17 novembre 2013.

Per qualsiasi autore di libri che vede le mille copie vendute come un traguardo quasi irraggiungibile è veramente difficile recensire un libro di Corrado Augias, che scalerà le classifiche e si moltiplicherà in riedizioni. Il recensore, se non ne rimane entusiasta, può essere accusato — e giustamente — di invidia. Anche l'ultimo libro di Augias, questa volta in collaborazione con il grande studioso di mistica Marco Vannini, Inchiesta su Maria, seguirà probabilmente il destino dei precedenti perché, a differenza dei libri scritti da addetti ai lavori, è di piacevole e facile lettura, e soprattutto si muove dentro un perimetro di questioni ampiamente condivise. Le domande su Maria che Augias sottopone a Vannini sono infatti quelle che ispira il più normale senso comune, benché siano rivestite da una vernice culturale, e dunque interessano tutti.

Il confronto quindi è fra un osservatore profano, che in fondo pensa che la Madonna sia frutto della devozione popolare, senza basi evangeliche — una figura inventata dal popolo per colmare il suo bisogno di protezione materna — e un sapiente homo religiosus. Augias considera il culto mariano una forma religiosa di serie B; nella migliore delle ipotesi un retaggio dei culti pagani riservati alle dee della fecondità, che ispira apparizioni di dubbia natura e dogmi incomprensibili i quali non fanno che allontanare la Chiesa dalla ragione Senza parlare poi delle credenze sulla verginità di Maria anche dopo il parto: prova sicura, secondo Augias, della sessuofobia della gerarchia ecclesiastica.

Fin qui, appunto, niente di nuovo, ma solo quanto ci si poteva aspettare. Nuovo, e a tratti veramente sorprendente, è inve celo stile delle risposte di Vannini che, senza entrare in polemica diretta, contrappone un altro modo di affrontare i problemi. A cominciare dal concetto di fede, che non è per lui contrapposto a ragione, ma volontà di assoluto, «elemento essenziale della ragione stessa». Per lo studioso quindi parlare della Madonna non vuoi dire abbassarsi alla religione del popolo, perché pensa che «chiarire i concetti che gravitano intorno alla figura della madre di Gesù-madre di Dio possa contribuire a sciogliere quei nodi concettuali, che, da sempre, legano la riflessione sull'uomo in rapporto a Dio». E spiega l'insistenza sulla verginità di Maria in questo modo: «Vergine è l'anima che ha rinunciato all'amore di sé, ed è in essa che nasce immediatamente il divino, perciò la verginità è, insieme, feconda». Per concludere, alla fine, che la devozione a Maria «non è dunque segno di infantile credulità, bensì di maturità spirituale».

Peccato che, pur nella continua evocazione del carattere popolare della devozione mariana, questa dimensione sia stata presa in considerazione solo marginalmente, e in modo affrettato. Del resto, non è questo un terreno di ricerca di Vannini, e Augias non era interessato a consultare i libri, che pure ci sono, che l'avrebbero reso più consapevole delle vicende del santuario di Loreto o della devozione a Giuseppe. In particolare, avrebbe potuto ricordare che chi ha sottratto dall'oblio la figura di Giuseppe — coperta di disprezzo anche perché considerato l'ultimo ebreo, in quanto morto prima che Gesù iniziasse la sua missione — sono stati i francescani, che hanno riabilitato il suo umile ruolo di custode di Maria e del Bambino. Proprio per questo, infatti, i superiori dei conventi francescani si chiamano custodi. Anche l'analisi delle devozioni popolari può in-somma offrire spunti di grande interesse.

Nelle conclusioni siamo posti di fronte a un garbato dialogo fra sordi: soprattutto nel senso che ad Augias rimangono assolutamente estranee le ragioni addotte da Vannini, al punto che, come dimostra il suo saggio finale, rimane fermo sulle idee esposte all'inizio. Ma forse i lettori reagiranno in modo diverso, e comunque sono posti davanti a una alternativa molto stimolante.