La menzogna religiosa

Non aver paura di dire

Non aver paura di dire....la menzogna religiosa.

Della disonestà, della menzogna gli uomini si pascono normalmente: questa la scoperta della mistica. La natura umana è infatti pervasa dall'amore di sé, che tutto subordina ai suoi fini e che perciò crea continuamente menzogne utilitaristiche. Homo non habet de se nisi mendacium, recita il Concilio di Orange del 529, sapendo che solo dalla grazia di Cristo può venire all'uomo verità: la Legge fu data da Mosè, ma grazia e verità da Gesù Cristo[1]. Ovvero soltanto per la completa trasformazione operata dalla grazia l'uomo diventa uomo nuovo, e solo così anche ein wahrer mensch – un uomo vero, veritiero, come dice Eckhart - ; altrimenti all'uomo naturale inerisce solo la menzogna[2]. Citando il salmo 115, che recita Omnis homo mendax, dal canto suo Teresa d'Avila scrive che è proprio così, che ogni uomo e mentitore, e che chi non lo riconosce è egli stesso tale[3]. Lo si può riconoscere solo quando si esce dalla menzogna, ma questo presuppone la morte dellegoità naturale, della pretesa di essere un ego, un soggetto, e poi la rinascita come spirito.

La distruzione dell'ego, la scoperta della sua inessenzialità, non sostanzialità, impermanenza, è infatti l'elemento di base che accomuna ogni mistica, d'Oriente come d' Occidente[4]. Quello dell' “io” è solo un pensiero fra i tanti, che cerca di tenere insieme una serie di stati d'animo molteplici, infinitamente diversi l'uno dall'altro: “Colui che pensa: 'sono io che agisco', costui ha la mente offuscata dal senso dell'io”, insegnava già la Bhagavad-gita[5].

Nel nostro tempo e nel nostro mondo, dobbiamo principalmente a Nietzsche lo smascheramento della menzogna. Sostanza e soggetto sono riconosciuti anche dal filosofo tedesco come finzioni, concetti creati, “finti”, appunto, per poterci “aggrappare” alle cose[6], mentre l'intelligenza libera si distacca da tutto, toglie via questi contenuti, guardando senza paura alla radicale impermanenza dell'io e conquista così quella libertà dello spirito che si configura come “libertà di non formarci alcuna opinione su una cosa o su un'altra, risparmiando così l'inquietudine alla nostra anima”[7].

La menzogna peggiore, quella che più rende schiavi, è quella teologica, ed infatti le Chiese sono supreme fonti di invenzione e così di falsificazione di tutta la vita umana.

Nietzsche vide bene che la menzogna nel cristianesimo non è dovuta a Gesù, ma a Paolo. È Paolo, infatti, a portare ad estrema raffinatezza una tecnica secolare, quella della menzogna, testimoniata da tutta la Bibbia: questa dissimulazione di sé sotto il “sacro”, questa falsa coniazione di parole e di gesti mutata in arte, l' arte di mentire santamente, che non è il fenomeno di un dono individuale, di una natura eccezionale, ma il prodotto del giudaismo, tirocinio e tecnica di molti secoli. Sotto questo profilo il cristiano, questa ultima ratio della menzogna, è ancora una volta, anzi, tre volte, il giudeo... Da quando si scavò l'abisso tra giudei e cristiani circoncisi, non restò più scelta a questi ultimi, si sentirono obbligati a servirsi, contro gli stessi giudei, degli identici procedimenti di autoconservazione consigliati dall'istinto giudaico: mentre i giudei non li avevano usati fino ad allora che contro i non-giudei. Il cristiano, in ultima analisi, non è che un giudeo di confessione “più libera”[8].

La menzogna religiosa, di cui i giudei prima e i cristiani poi – in seguito ancora i musulmani – sono i maestri, non è altro che una forma particolarmente raffinata e importante della menzogna in quanto tale, che è strumento essenziale della volontà autoaffermativa, del naturale egoismo, che ha bisogno di convinzioni. Nietzsche analizza più volte con straordinaria lucidità e chiarezza – altro che Freud, bugiardo e plagiatore di Nietzsche stesso![9] – lo stretto rapporto che la convinzione ha con la menzogna e, nell'Anticristo, sottolinea come menzogna sia il non voler vedere certe cose che si vedono, il non voler vedere una cosa così come si vede. La menzogna più frequente è quella che ciascuno fa a se stesso; mentire agli altri è un caso relativamente eccezionale. Ora, questo non voler vedere ciò che si vede, questo non voler vedere così come si vede, è quasi la condizione primordiale di tutti quelli che appartengono in qualunque senso a questo o a quel partito; l'uomo di partito è necessariamente impostore.[100]

La riflessione di Nietzsche vale anche, evidentemente, per i partiti in senso politico, quali allora andavano configurandosi in senso contemporaneo (e come non ricordare in proposito la parallela riflessione di Simone Weil, mezzo secolo più tardi, sulla falsità intrinseca ai partiti politici?)[1], ma l'obiettivo principale del filosofo tedesco sono qui i partiti costituiti dalle religioni, dalle sinagoghe, dalle Chiese, dalle confraternite e sette di ogni tipo, Partiti, ovvero parti, che non colgono, anzi, negano la bontà del tutto, come è proprio invece degli uomini veritieri, non menzogneri, spirituali, il cui istinto dice che il mondo è perfetto, dice di sì: l'imperfezione, tutto ciò che sta al di sotto di loro, la distanza, il pathos della distanza, fa parte di questa perfezione.[12]

Sotto questo profilo, la menzogna è propria per eccellenza dei risentiti, degli invidiosi, che sono poi i costruttori delle morali, e questo porta Nietzsche a vedere il cristiano come ultima conseguenza del giudaismo. I giudei sono infatti il popolo più notevole della storia universale poiché, posti al bivio tra essere e non essere, hanno preferito, con impressionante chiaroveggenza, essere ad ogni costo, e questo costo fu la radicale falsificazione di ogni natura, di ogni naturalezza, di ogni realtà, sia dell'intero mondo interiore che del mondo esteriore. Hanno distorto, l'uno dopo l'altro, in modo irrimediabile, la religione, il culto, la morale, la storia, la psicologia, riducendo spietatamente tutto al contrario dei suoi valori naturali. Il cristianesimo ha fatto lo stesso, in proporzioni molto maggiori, ma tuttavia solo come imitazione: in confronto al “popolo dei santi” la Chiesa manca del tutto di ogni pretesa di originalità. Per questo motivo gli ebrei sono il popolo più infausto della storia universale: con la loro duratura influenza hanno reso talmente falsa l'umanità che ancora oggi un cristiano può essere antigiudaico senza percepire che è, appunto, ultima conseguenza del giudaismo[13].

In quanto fondatori di una religione della vendetta e della giustizia (la giustizia, vindicatio, non è che una forma di vendetta), gli ebrei sono il popolo più cattivo della terra, scriveva nel 1876[1], ed ama definire se stesso “iperboreo”, ricorrendo spesso anche nell'Anticristo all'espressione “Noi iperborei”, perché il poeta greco Pindaro dice di essi che non conoscono la vendetta, la nemesi, il ressentiment.

La falsificazione di cui sono responsabili gli ebrei prima e i cristiani poi è, dunque, duplice: interiore e esteriore. Quella interiore è la creazione di una morale del ressentiment, del giudizio, con la quale si rovesciano tutti i valori - oggetto dell'opera Genealogia della morale[15], ma occorre rilevare l'importanza anche della falsificazione esteriore, ovvero quella storica - una falsificazione che è, del resto, in stretto rapporto con quella psicologica e morale.

Nietzsche, che era soprattutto un filologo che onorava la sua disciplina come maestra di verità, lesse infatti la monumentale opera di Julius Wellhausen sulla storia ebraica[16], che ha in effetti segnato una svolta incancellabile nell'ambito degli studi veterotestamentari. Lo studioso tedesco documenta in maniera incontrovertibile che la Bibbia ebraica è il resultato di una colossale mistificazione, soprattutto per quanto riguarda i racconti degli inizi, che sono falsificazioni molto più tarde. Wellhausen ribadisce più volte che “non vi furono inventori di storie più sfacciati dei rabbini”, i quali, dopo l'esilio babilonese e il dominio persiano, con i quali erano stati recisi i legami con l'antica tradizione, non ebbero ostacoli a ridefinire a proprio piacimento la storia ebraica, a beneficio del potere sacerdotale formatosi dopo l'esilio. Così la legislazione mosaica e le “sacre” consuetudini degli inizi, furono costruite dopo il ritorno degli ebrei in Palestina, grazie all'opera di scrittori che, a partire dai nuovi ordinamenti teocratici, disposero nel modo più disinvolto delle istituzioni dell' antico Israele, con le quali ai loro tempi non v'era più alcun rapporto, dal momento che sono passati più di mille anni. Wellhausen negava così la verità storica della Bibbia, dimostrando che tutta la storia da Abramo ed Isacco fino alla conquista della terra da parte delle tribù degli israeliti era una invenzione successiva. Come poi ha confermato l'archeologia contemporanea, sono dunque inventate le storie dei patriarchi, inventata la legislazione mosaica, inventato l' Esodo, inventata la conquista della terra promessa, ma inventati anche, o quasi, i possenti regni di David e Salomone – al massimo capi di piccoli regni tribali che controllavano piccole aree, David a Hebron e Salomone a Gerusalemme. I racconti biblici furono scritti dai sacerdoti di Gerusalemme verso la fine del sesto secolo a.C., quando, fra i reduci da Babilonia, si forma una sorta di ortodossia ebraica che insiste molto sulla purezza etnica e su tutte le regole che poi diventeranno caratteristiche dell'ebraismo. Sono questi reduci, privi di libertà politica, a creare una storia grandiosa, che li compensa della loro reale miseria: sulla storia, come ad esempio sull'inesistente monoteismo delle origini, sull'altrettanto inesistente patto con Dio[17], ecc., si appoggia infatti la pretesa superiorità religiosa e morale, quella di essere il “popolo eletto”, la “nazione santa”, destinata a regnare sopra tutte le altre nazioni. Il medesimo ressentiment ispira anche i profeti, che, sempre in epoche di oppressione e sudditanza politica, alimentano il mito della superiorità di Israele, destinato a un futuro in cui potrà succhiare le mammelle delle genti, a nutrirsi della ricchezza delle nazioni, e cui tutti i re serviranno[18]. Assurdi poi i miti raccontati dai profeti stessi, dalle ridicole descrizioni del carro e del trono di Dio in Ezechiele alle false profezie post eventum di Daniele e ai suoi bislacchi calcoli numerici, di cui si compiace la cabbala, che non a caso significa in tedesco 'imbroglio', per cui già l'ebreo Spinoza diceva di non capire se i cabalisti con le loro frottole fossero più stupidi o imbroglioni, dando a intendere agli sciocchi di possedere una sapienza arcana.

La credenza religiosa è perciò per Nietzsche indecente[19]: che una persona di cultura anche non eccelsa ma onesta possa credere alle storielle bibliche è impossibile: deve essere per forza o un cretino o un disonesto: Credat judaeus Apella, non ego, ripete con Orazio.[20]

Oggi le Chiese ci vogliono rendere falsi, mentitori: sicut canes qui ad vomitum redeunt, vogliono riportarci al giudaismo: il maggior editore sedicente cattolico italiano presenta la Bibbia come “Via , verità, vita”, attribuendo a un libro ciò che Cristo dice di se stesso[21]. Nietzsche ha ragione : le chiese sono i sepolcri di Dio[22]. Gli anticristi sono tra noi[23]: mentitori spudorati, stanno ai vertici della Chiesa, tra i “teologi”, tra i “pastori”.


[1] Cfr. Gv 1, 17

[2] Cfr. Meister Eckhart, Commento all’Esodo, a cura di M. Vannini, Città Nuova, Roma 2004, n. 195.

[3] Cfr. S. Teresa de Jesus, Obras completas, BAC, Madrid 1954, vol. II, pp. 466-481.

[4] Su questo punto, assolutamente cruciale, mi permetto rimandare al mio Oltre il cristianesimo. Da Eckhart a Le Saux, Bompiani, Milano 2013, ove il tema è esaminato appunto dal Occidente all’Oriente, dal mondo antico alla contemporaneità.

[5] Bhagavad-Gita, 2, 27.

[6] Cfr. F. Nietzsche, Frammenti postumi 1887-1888, Adelphi, Milano 1971, p. 115.

[7] Cfr. F. Nietzsche, Aurora, 82.

[8] Cfr. F. Nietzsche, L’Anticristo, 44.

[9] Che Freud sia stato plagiatore di Nietzsche – autore che, mentendo spudoratamente, dichiarava di non avere letto! – è cosa ormai accertata. L’essenziale della dottrina psicoanalitica è tutto contenuto nell’opera di Nietzsche, e ivi è anche il suo superamento. Cfr. ad es. F. Sulloway, Freud biologo della psiche. Al di là della leggenda psicoanalitica, Feltrinelli, Milano 1982. La menzogna fu infatti per Freud un habitus, una veste indossata con estrema naturalezza: cfr. in proposito il mio La morte dell’anima. Dalla mistica alla psicologia, Le Lettere, Firenze 2004, parte quarta : “L’impossibile psicologia”.

[10] Cfr. F. Nietzsche, L’Anticristo, 55.

[11] Cfr. S. Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, Castelvecchi, Roma 2008.

[12] Cfr. F. Nietzsche, L’Anticristo, 57.

[13] Cfr. F. Nietzsche, L’Anticristo, 24.

[14] Cfr. Frammenti postumi 1875-1878, cit. in Nietzsche e gli ebrei, a cura di V. Vivarelli, Giuntina, Firenze 2011, p. 145.

[15] Cfr. F. Nietzsche, Genealogia della morale, a cura di M. Vannini, Theorema, Milano 1993. Alla Introduzione al testo mi permetto rimandare, a completamento di queste righe.

[16] Prolegomena zur Geschichte Israels, 2 ed., Berlin 1883.

[17a> Cfr. in proposito S. Sand, L’invenzione del popolo ebraico, Rizzoli, Milano 2010; M. Liverani, Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Laterza, Roma-Bari 2006; I. Finkelstein – N.A. Silberman, Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito, Carocci, Roma, 2002.

[18] Cfr. ad es. Is 60, 10-12; 61 ,6.

[19] Cfr. L’Anticristo, 50. Sul concetto di credenza e su quello, opposto, di fede, cfr. il mio Dialettica della fede, Le Lettere, Firenze 2011.

[20] Cfr. F. Nietzsche, Aurora, 175, (Orazio, Satire, I, 5, 100).

[21] Cfr. Gv 14,6.

[22] Cfr. F, Nietzsche, La gaia scienza, II, 125.

[23] Cfr. 1 Gv 2, 18-23.